Novità

On line il nuovo sito delle Parrocchie di San Benedetto e San Pietro:

www.sanbenedettoesanpietro.it/


L'Oratorio cambia. E tornano i ragazzi

Riportiamo per intero un articolo di Paolo Foschini apparso sul “Corriere della Sera” di sabato 12 luglio 2008. Clicca qui per la versione stampabile (pdf 400kB)

Visita i link:

L'oratorio cambia. E tornano i ragazzi!
Meno catechismo, più servizi: nel 2008 sono tre milioni i giovani che frequentano i circoli legati alle parrocchie. Il riconoscimento: per lo Stato hanno una funzione sociale e non soltanto religiosa.
Non ci sono più gli oratori di una volta. Si capisce dalle ginocchia. Perché la sbucciatura calcistica d'ordinanza, che dopo un po' su quei vecchi spiazzi più-sassi-che-terra era parte integrante della rotula di ogni ragazzino, sull'odierno sintetico da calcetto magari capita, ma non è più un marchio fisso: la 626 è arrivata anche dietro la canonica. Il resto, che naturalmente è molto di più, è solo lo specchio del mondo che gira: multietnici, a volte persino multireligiosi nel senso che nessun prete obbligherà mai un bambino musulmano al catechismo, forse con dentro meno sacerdoti perché le vocazioni calano, ma con più volontari laici perché le motivazioni invece crescono, gli oratori d'Italia continuano a essere - e anzi stanno diventando sempre più - l'unica vera risposta «organizzata, efficiente, sociale, economica» alle esigenze di migliaia di famiglie con figli. Oddìo, magari don Giovanni Bosco, che l'oratorio «moderno» lo reinventò a Torino nel 1841, oggi potrebbe non cogliere subito cos'è lo «Strengthening families program»: bando finanziato dal Ministero della pubblica istruzione e vinto appunto da un'associazione di oratori, centri sportivi e comunità terapeutiche, con 47 sedi in Italia, per un «progetto di formazione genitori-figli». Magari San Filippo Neri e San Carlo Borromeo, che di don Bosco furono precursori con tre secoli d'anticipo, impiegherebbero un po' a capire il concetto attuale di «rete», e che i seimila oratori oggi presenti in Italia sono riuniti in un Forum (Foi) con un sito internet (www.oratori.org), newsletter, e forum per commentare i «Grest». Ma anche loro capirebbero un dato molto semplice: e cioè che oggi gli oratori italiani sono frequentati «stabilmente» da un milione e mezzo di ragazzi, tre contando anche chi ci va ogni tanto. E capirebbero che le tre parole-chiave, in fondo, sono ancora quelle di don Bosco: istruzione, amicizia, percorso di fede. E che altre cose, invece, sono cambiate eccome: «Soprattutto il fatto che una volta - sintetizza don Massimiliano Sabbadini, presidente del Foi - l'oratorio era tutto quel che c'era. Oggi invece i ragazzi sono pieni di impegni, attività, cose, per mettersi d'accordo su quando vedere un amico devono guardare l'agenda». Dunque? «Per un verso l'oratorio di oggi è una scelta, non un parcheggio: e questo implica una responsabilità ancora maggiore. Per l'altro, che è la cosa più importante, c'è che qui i ragazzi non sono "clienti" ma persone. Non "comprano" una attività: la fanno». Nel 2003, del resto, è stato il Parlamento stesso a «riconoscere» con una specifica «Legge sugli oratori» il loro «ruolo insostituibile in tutto il nostro Paese» nonché la «funzione sociale» loro e di tutti gli «enti che svolgono attività similare»: il che tradotto, poi, non significa finanziamenti diretti ma comunque agevolazioni fiscali sull'Ici, ad esempio, con uno stanziamento fino a un tetto globale annuo di 2 milioni e mezzo di euro, da parte dello Stato, cui i Comuni possono accedere per recuperare i mancati introiti. In cambio, del resto, il servizio più gettonato che gli oratori forniscono all'inizio di ogni estate, quando le scuole finiscono e le famiglie si ritrovano con i figli tappati in casa, è una cosa che si commenta da sé: l'«oratorio feriale» dove bambini e ragazzini restano da mattina a pomeriggio, a volte completamente gratis a volte con un contributo che almeno in Lombardia sta normalmente sotto i 50 euro per quattro settimane. Sport, giochi, amicizie, il tutto in un ambiente protetto: i «Grest» - gruppi estivi - sono un concentrato di attività riproposte da decenni e che finora non ha conosciuto crisi, anzi. Dopodiché vacanza, dove l'aspetto educativo non può essere qui disgiunto da quello economico: don Giuseppe Salvioni, per dire, ogni luglio parte dal suo oratorio di Concorezzo, in Brianza, e porta duecento ragazzi a Bionaz, in Val d'Aosta. Ognuno di loro spende 120 euro a settimana, viaggio compreso. E si potrebbero fare altri seimila esempi simili, o quasi. Fare una mappa precisa di questo pianeta è il primo obiettivo che il Forum sta cercando di realizzare dal 2001, anno della sua costituzione. Il censimento al Nord è stato facile: i tremila oratori che da soli riempiono Veneto e Lombardia sono una tradizione consolidata al punto che già il cardinale Schuster, a Milano, ripeteva negli anni '50 che «in ogni nuovo quartiere l'oratorio deve essere costruito prima della chiesa». Ma sono il Centro e il Sud la nuova terra vergine, ed è lì che il Foi registra ormai da anni nuove adesioni con regolare continuità. Come quella dell'oratorio Giovanni Paolo II a Gibellina, in Sicilia, rifondato lo scorso anno da don Rino Randazzo: laboratori per bambini e adolescenti, lezioni di teatro, ballo, informatica, attività di ascolto e formazione, insomma un esempio per dirne cento. Complessivamente, certo, anche al Nord e nelle grandi città ci sono stati momenti di crisi: la fuga tra fine anni '80 e inizio '90, sovrapposta al primo impatto della diminuzione dei sacerdoti, ha richiesto tempo ed energie per essere arginata. Ma il bilancio attuale è che le strutture oggi attive possono essere considerate, almeno a spanne, quasi il doppio di quelle esistenti trent'anni fa. Il che è naturalmente una buona notizia, per la Chiesa, ma anche un problema da affrontare. Nel senso che i preti invece sono sempre meno, e spesso hanno parecchio da correre. Come don Diego Arfani, a Milano, il quale ha appena descritto anche alla rivista Jesus il suo ruolo di «tampone» ormai sempre più frequente: il «suo» oratorio è quello di San Luigi Gonzaga, ma «quando serve vengo mandato anche di qua e di là, dove c'è bisogno, finché non si trova una soluzione stabile». Per contro, questo sta quasi naturalmente favorendo la traduzione concreta di ciò su cui ad esempio il cardinale Carlo Maria Martini aveva insistito per anni: il ruolo dei laici e la loro responsabilizzazione. A Milano, su questo punto in particolare, la diocesi ha istituito da tempo una cooperativa - si chiama «Aquila e Priscilla» - che in sostanza riconosce un compenso a chi si assume «un impegno che richiede tempo, continuità, presenza». Diciamo professionalità: i corsi di formazione per «animatori e operatori» di oratorio, sul sito Foi, riempiono intere pagine di link. Ancora di più oggi che, soprattutto nelle città, oratori come quello di San Giovanni a Brescia accolgono fino a 24 nazionalità di bambini.
Foschini Paolo
Pagina 010/011
(12 luglio 2008) - Corriere della Sera

Ma il vero «motore» sono i laici
«Convivenza, formazione, amicizia». Don Massimiliano Sabbadini, che in queste tre parole sintetizza i suoi obiettivi, ha una duplice veste: presidente degli oratori di Milano, che con i suoi 1.500 disseminati nella Diocesi è il territorio a più alta concentrazione oratoriale d'Italia, e presidente del Forum degli oratori italiani. Un milione e mezzo di ragazzini, tre contando anche i non assidui. «Il "merito", se così vogliamo chiamarlo, è nella proposta che viene fatta: un segno concreto della cura che la comunità cristiana ha nei confronti dei ragazzi, bambini, adolescenti e giovani in genere». Cosa distingue veramente, aspetto religioso a parte, un oratorio da un altro luogo di aggregazione? «Diverse cose. La frequentazione continua, la programmazione delle attività, l'attenzione ai "percorsi" formativi delle persone, e poi la economicità delle proposte e dei beni in uso. L'importanza dedicata allo sport. Un aspetto in particolare mi piace sottolineare: ed è la valorizzazione del "cortile" inteso come ambiente accessibile a tutti, popolare, vigilato, sicuro». Quanto è difficile restare "economici"? «Molto. A volte mi viene da ridere se penso a quanto lavoro e quante persone ci sono dietro il funzionamento di un oratorio. Qualcuno viene pagato, è giusto. Ma questo non fa venir meno la gratuità del servizio». Quali sono oggi le difficoltà degli oratori? «Soprattutto una: il fatto cioè che, proprio mentre assistiamo a una crescita dell'interesse da parte dei ragazzi, noi sacerdoti purtroppo siamo meno di quarant'anni fa. A Milano come altrove ci sono parrocchie costrette a "consorziarsi" per condividere animatori, operatori, volontari. E sacerdoti, naturalmente. Ma questo, per altri versi, produce anche reazioni incoraggianti». Per esempio? «L'impegno dei laici. Che in realtà non è mai mancato, intendiamoci: i volontari sono sempre stati il motore principale di ogni oratorio. Ma diciamo che adesso, proprio per la necessità di un servizio sempre più professionale e qualificato, la buona volontà non basta più. E per questo una delle attività più importanti del forum è appunto la formazione».
Foschini Paolo

Focus. Il caso Come Chinatown si è inventata il «club» che mette insieme ragazzini, adulti e pensionati . Il prete cinese: partite di calcio e lezioni di italiano
Don Shao Hui Chang ha appena compiuto 80 anni: e per questo è andato in pensione. Ma la parrocchia della Santissima Trinità tra via Giusti e via Verga, nel cuore della Chinatown milanese, ha già il nome del nuovo sacerdote cinese che prenderà il suo posto. È appena diventato diacono, si chiama Domenico Liu, ha 33 anni, è arrivato in Italia nel 2002, diventerà prete a tutti gli effetti l' 11 ottobre prossimo, ma già dalla fine dell' estate sarà al suo posto col suo bel daffare: 150 piccoli cinesi fortissimi a calcio ma un po' meno con la lingua madre, che loro ignorano quasi del tutto essendo nati a Milano, ma che vorrebbero parlare e soprattutto scrivere. Cosi vengono a studiarlo in oratorio: ogni sabato dalle tre e mezza alle cinque e mezza, quattro classi divise per livello, dai principianti ai secchioni. Poi tutti a giocare a pallone, a sfidare gli italiani e il gruppetto di africani: i più veloci. Nei giorni feriali, la sera, succede il contrario: lì sono i cinesi adulti che, grazie ai volontari della comunità Sant' Egidio, vengono in oratorio a studiare l' italiano. «Nel complesso - dice il coadiutore don Dario Bolzani, 34 anni - è un bel laboratorio di pace e convivenza: anche se non c' è tanto da riposarsi». L' oratorio di Chinatown in effetti sembra un modello sperimentale di quel che ogni città, prima o poi, sembra destinata a diventare: mescolanza di lingue diverse, e diverse abitudini, e culture, ma volontà di trovare un tipo d' intesa comunque. Naturalmente il tutto implica pazienza, disponibilità, e tolleranza reciproca: i piccoli cinesi che oltre alla scuola frequentano il catechismo sono una minoranza, e nessuno obbliga gli altri a farlo. «L' oratorio - dice don Dario - ospita una quantità di iniziative diverse ma complementari tra loro»: ci sono gli scout, c' è la «scuola della pace» portata avanti da quelli di Sant' Egidio, c' è il normale doposcuola per chi fa un po' fatica, il tutto ovviamente con sottofondo di campetto da calcio e da basket appena risistemati, baretto con calciobalilla e ping pong. «Nel corso dell' anno - spiega il sacerdote - gravitano attorno all' oratorio un migliaio di bambini»: ma non bisogna dimenticare il «circolo» per adulti e pensionati, con altro bar a parte, e biliardi, e tavolini per giocare a carte: «E meno male - sorride Franz Gagliardi, che oggi di anni ne ha più di 40 e nell' oratorio di via Giusti ci è cresciuto - perché ormai se vuoi stare in un posto a far due chiacchiere con qualcuno senza sentirti dire "cosa beve" ogni minuto non c' è altro luogo che questo. Pensa che a forza di venirci - sorride mostrando il distintivo nerazzurro - ho imparato a convivere persino con milanisti e juventini». Il gruppo estivo dei bambini, con l' oratorio a ospitarli per tutto il giorno sin da quando le scuole erano finite, si è appena concluso: i ragazzi ora sono in montagna, sopra Bergamo. Con un piccolo gruppo di ragazzi più grandi, invece, partiranno giusto oggi. Destinazione Sydney. Dove raggiungeranno il papa per la Giornata mondiale della gioventù.
Foschini Paolo

Google

in tutto il web in sanbenedettocrema